Prognostic performance of magnetic resonance imaging-guided biopsy in defining prostate cancer anterior lesions
Porreca A, Bianchi FM, Salvaggio A, D'Agostino D, Del Rosso A, Romagnoli D, Corsi P, Colicchia M, et al
World J Urol · PubMed 32621027
Percorso diagnostico
La biopsia è l'esame che fornisce la diagnosi istologica: preleva piccoli campioni di tessuto e verifica se contengano cellule tumorali. Oggi si preferisce l'accesso attraverso il perineo a quello attraverso il retto, e i prelievi vengono guidati dalle immagini della risonanza magnetica sovrapposte all'ecografia.
Non è un passaggio automatico dopo un PSA alterato. Si arriva alla biopsia solo quando la valutazione complessiva la rende davvero utile, e questa pagina spiega quando accade e come si svolge.
La biopsia viene proposta quando l'insieme degli elementi raccolti lascia un sospetto che nessun altro esame può sciogliere:
Vale anche il contrario: una risonanza negativa, in un quadro clinico coerente, permette spesso di evitare la biopsia e proseguire con controlli programmati. Evitare un esame non necessario è un risultato clinico, non una rinuncia.
Al punteggio intermedio, quello che genera più incertezza, è dedicata una pagina a parte: che cosa significa PI-RADS 3.
Due parametri compaiono quasi sempre nei referti e pesano molto nella decisione. Vale la pena saperli leggere, perché sono gli stessi su cui ragiona l'urologo.
Il punteggio PI-RADS esprime, su una scala da 1 a 5, quanto la risonanza ritiene probabile che nell'area osservata sia presente un tumore clinicamente significativo: da 1, molto improbabile, a 5, molto probabile. Il 3 è il valore intermedio, e da solo non decide nulla.
La densità del PSA è il rapporto fra il valore del PSA e il volume della prostata. Serve a distinguere un PSA alto perché la ghiandola è grande da un PSA alto rispetto alle sue dimensioni: il secondo caso è più sospetto. A parità di altri elementi, valori bassi depongono per una probabilità minore.
È combinandoli che si arriva alla decisione. In un uomo mai sottoposto a biopsia, con risonanza negativa oppure PI-RADS 3, densità del PSA contenuta ed esame obiettivo non sospetto, le linee guida europee consentono di discutere insieme la possibilità di non eseguire la biopsia e proseguire con controlli programmati. Non è una scorciatoia: è una decisione presa in due, dopo aver messo sul tavolo tutti i dati.
Per decenni la biopsia si è eseguita per via transrettale: l'ago attraversava la parete del retto per raggiungere la prostata. È una via breve e tecnicamente semplice, ma comporta il passaggio attraverso un ambiente ricco di batteri, con un rischio non trascurabile di infezioni urinarie e, nei casi più seri, di sepsi.
Nell'approccio transperineale l'ago entra invece dalla cute del perineo, la regione compresa tra lo scroto e l'ano, previa disinfezione. Non attraversa l'intestino, e il rischio di infezioni gravi si riduce drasticamente. È il motivo per cui le linee guida europee raccomandano oggi questa via come standard.
Un secondo vantaggio riguarda la copertura: dal perineo si raggiunge con più facilità la porzione anteriore della prostata, dove alcuni tumori si localizzano e dove la via transrettale arriva con maggiore difficoltà.
La risonanza magnetica multiparametrica individua le aree sospette, ma non consente di prelevare tessuto. L'ecografia, che invece guida l'ago in tempo reale, non mostra quelle stesse aree con altrettanta chiarezza.
La tecnica fusion mette insieme i due esami: le immagini della risonanza vengono allineate e sovrapposte a quelle ecografiche durante la procedura, così il bersaglio individuato dalla risonanza resta visibile mentre si esegue il prelievo. I campioni vengono quindi diretti sulla lesione, e non distribuiti alla cieca nella ghiandola.
I prelievi mirati non sostituiscono però del tutto gli altri: una parte dei tumori clinicamente significativi si trova al di fuori della lesione individuata dalla risonanza. Per questo ai campioni mirati si associano prelievi nelle aree immediatamente circostanti e, secondo il quadro, un campionamento sistematico della ghiandola.
Si valutano le terapie in corso, in particolare anticoagulanti e antiaggreganti, e si concorda come gestirle. Viene eseguita un'urinocoltura per escludere un'infezione in atto.
Locale, con infiltrazione della regione perineale; in alcuni casi si aggiunge una sedazione leggera. La procedura si svolge in regime ambulatoriale o di day surgery.
Sotto guida ecografica con fusione delle immagini della risonanza, vengono prelevati alcuni piccoli cilindri di tessuto, mirati sulla lesione e distribuiti nella ghiandola.
Dopo un periodo di osservazione e la verifica della minzione si torna a casa. Nei giorni successivi possono comparire sangue nelle urine e nel liquido seminale: sono effetti attesi.
Lo commentiamo insieme in visita. Se vengono trovate cellule tumorali, il patologo ne indica il grado, espresso come punteggio di Gleason e gruppo ISUP: è il dato che orienta tutte le scelte successive.
Eseguo la biopsia prostatica fusion transperineale in Sicilia, presso l'Istituto Villa Salus di Melilli, in provincia di Siracusa.
Sono attesi, e non devono preoccupare, la presenza di sangue nelle urine per alcuni giorni e nel liquido seminale anche per qualche settimana, insieme a un modesto fastidio perineale.
Vanno invece riferiti subito: febbre con brividi, impossibilità a urinare, dolore intenso o sanguinamento abbondante. Sono eventualità poco frequenti, ma è giusto sapere in anticipo cosa fare se si presentano.
Questa pagina ha finalità informativa e non sostituisce la visita medica.
Ricerca
Se nei campioni vengono trovate cellule tumorali, il patologo non si limita a segnalarne la presenza: ne descrive l'aspetto. Da lì deriva il dato che orienta tutte le scelte successive.
Il punteggio di Gleason misura quanto il tessuto tumorale si allontana dall'architettura normale della prostata. È composto da due numeri, relativi ai due aspetti più rappresentati nel campione, e la loro somma va da 6 a 10: più il valore è alto, più il tumore tende a comportarsi in modo aggressivo.
Il gruppo ISUP traduce quel punteggio in cinque classi, più semplici da confrontare:
Al grado si aggiungono il numero di campioni interessati, l'estensione della malattia in ciascuno di essi e i dati della risonanza. È l'insieme, non un singolo numero, a definire la classe di rischio e a orientare la scelta fra sorveglianza attiva, chirurgia e radioterapia.
Prognostic performance of magnetic resonance imaging-guided biopsy in defining prostate cancer anterior lesions
Porreca A, Bianchi FM, Salvaggio A, D'Agostino D, Del Rosso A, Romagnoli D, Corsi P, Colicchia M, et al
World J Urol · PubMed 32621027
The pathological and clinical features of anterior lesions of prostate cancer: Evaluation in a single cohort of patients
D'Agostino D, Corsi P, Colicchia M, Romagnoli D, Busetto GM, Ferro M, … Porreca A
Arch Ital Urol Androl · PubMed 32597109
Genomic tests to guide prostate cancer management following diagnosis
Colicchia M, Morlacco A, Cheville JC, Karnes RJ
Expert Rev Mol Diagn · PubMed 28277880
Domande frequenti
Viene eseguita in anestesia locale, in alcuni casi con una sedazione leggera. Si avverte la puntura dell'anestetico e una sensazione di pressione durante i prelievi, ma la procedura è generalmente ben tollerata.
Nella via transrettale l'ago attraversa la parete del retto; in quella transperineale passa attraverso la cute del perineo, tra scroto e ano, senza attraversare l'intestino. Il vantaggio principale del transperineale è la drastica riduzione del rischio di infezioni gravi, ed è per questo che le linee guida europee lo indicano come approccio da preferire.
Significa che le immagini della risonanza magnetica vengono sovrapposte in tempo reale a quelle dell'ecografia durante la procedura. Questo permette di dirigere i prelievi esattamente sull'area che la risonanza aveva segnalato come sospetta, invece di campionare la ghiandola alla cieca.
Il tempo dipende dal laboratorio di anatomia patologica, in genere alcuni giorni. Il referto viene commentato insieme in visita: è importante capire non solo se sono state trovate cellule tumorali, ma quanto sono aggressive e quanta parte della ghiandola interessano.
È frequente osservare sangue nelle urine e nel liquido seminale, quest'ultimo anche per alcune settimane: è atteso e non deve allarmare. Vanno invece segnalati subito febbre con brividi, difficoltà a urinare o sanguinamento abbondante.
Se vuoi un secondo parere, invia in anticipo referti e risonanza: li esamino prima della visita.
Visite in regime privato: modalità e costi.
A cura del Dott. Michele Colicchia, specialista in Urologia. Ultima revisione: .