Urologia oncologica
Tumore della prostata
È il tumore più frequente nell'uomo, ma è anche uno di quelli con la prognosi migliore quando viene individuato per tempo. Molte forme crescono lentamente, al punto che in casi selezionati la scelta più appropriata non è operare, ma sorvegliare.
Ricevere questa diagnosi genera l'impulso di fare qualcosa subito. Nella maggior parte dei casi non serve: c'è il tempo di raccogliere tutte le informazioni, capire di quale forma si tratta e scegliere con calma. Questa pagina spiega come si arriva a quella scelta.
Cosa determina le scelte
- Grado Gleason e gruppo ISUP, dalla biopsia
- Estensione Stadio locale e a distanza
- PSA Valore e andamento
- Persona Età, altre patologie, aspettative e priorità
Come si arriva alla diagnosi
Il percorso parte quasi sempre da un PSA alterato o da un reperto sospetto alla visita, prosegue con la risonanza magnetica multiparametrica e, quando indicato, con la biopsia prostatica, che fornisce la diagnosi di certezza.
Il referto della biopsia non dice soltanto se sono presenti cellule tumorali: indica quanto sono diverse dal tessuto normale, cioè quanto la malattia è aggressiva. Questo dato, espresso dal punteggio di Gleason e dal gruppo ISUP, pesa più del valore del PSA in quasi tutte le decisioni successive.
La stadiazione
Prima di scegliere serve sapere dove si trova la malattia. Nelle forme a basso rischio la risonanza già eseguita è spesso sufficiente. Nelle forme a rischio più elevato si aggiungono esami per verificare l'eventuale interessamento dei linfonodi o dell'osso: la scintigrafia ossea e, sempre più spesso, la PET con traccianti specifici per la prostata, che offre una accuratezza superiore.
L'insieme di grado, PSA e stadio colloca la malattia in una classe di rischio — basso, intermedio, alto — ed è da lì che si aprono le strade terapeutiche.
Le opzioni di trattamento
Sorveglianza attiva
Per le forme di piccole dimensioni e poco aggressive è spesso la scelta migliore. Non significa non fare nulla: significa seguire la malattia con un programma preciso di PSA, risonanze e biopsie di controllo, pronti a intervenire se qualcosa cambia. Evita o rimanda gli effetti collaterali di un trattamento che potrebbe non essere mai necessario.
Chirurgia
La prostatectomia radicale rimuove la prostata e le vescicole seminali, insieme ai linfonodi quando indicato. Oggi si esegue prevalentemente con approccio robotico, che consente incisioni di pochi millimetri e una visione ingrandita utile nella dissezione delle strutture responsabili di continenza ed erezione.
Radioterapia
Può essere il trattamento principale, in alternativa alla chirurgia, oppure essere impiegata dopo l'intervento in situazioni definite. Viene erogata dall'esterno o, in casi selezionati, mediante brachiterapia. Talvolta si associa a una terapia ormonale per un periodo stabilito.
Terapia ormonale e terapie sistemiche
Il tumore prostatico è sensibile al testosterone: ridurne l'effetto rallenta la malattia. Questo approccio si utilizza nelle forme avanzate o in associazione ad altri trattamenti, e non come prima scelta nelle forme localizzate.
Le conseguenze da mettere in conto
Nessuna decisione può essere presa davvero se si conoscono soltanto i benefici. I due aspetti che incidono maggiormente sulla vita quotidiana sono la continenza urinaria e la funzione erettile.
Dopo la chirurgia un certo grado di perdita urinaria nelle prime settimane è frequente e tende a risolversi, tanto più rapidamente quanto prima si inizia la riabilitazione del pavimento pelvico. La funzione erettile dipende dalla possibilità di preservare i nervi che decorrono adesi alla prostata: quando l'estensione della malattia lo consente si procede in questo senso, ma la priorità resta rimuovere completamente il tumore.
La radioterapia ha un profilo diverso: gli effetti sulla funzione sessuale tendono a comparire più gradualmente nel tempo, e possono presentarsi disturbi urinari o intestinali tardivi.
Sono argomenti che affronto sempre prima dell'intervento, non dopo. Meritano una conversazione franca, con il tempo necessario e, se lo desideri, con la persona con cui condividi la tua vita.
Questa pagina ha finalità informativa e non sostituisce la visita medica. Ogni indicazione terapeutica viene formulata dopo una valutazione clinica individuale.
Domande frequenti
Tumore della prostata: le domande più frequenti
Il tumore della prostata va sempre operato?
No. In una parte dei casi, quando la malattia è di piccole dimensioni e poco aggressiva, la scelta più appropriata è la sorveglianza attiva: si tiene sotto controllo con esami programmati e si interviene solo se qualcosa cambia. È una strategia basata su evidenze solide, non un'attesa passiva.
Quanto è aggressivo il mio tumore?
Lo indica il punteggio assegnato dal patologo sui campioni della biopsia, espresso come Gleason score e gruppo ISUP da 1 a 5. Insieme al PSA e all'estensione della malattia definisce la classe di rischio, che orienta la scelta terapeutica.
Dopo l'intervento resterò incontinente?
Un certo grado di perdita urinaria nelle prime settimane dopo la prostatectomia è frequente, e migliora progressivamente; la riabilitazione del pavimento pelvico accelera il recupero. Una incontinenza persistente nel tempo riguarda una minoranza di pazienti. L'entità del rischio dipende dall'età, dalla situazione di partenza e dall'estensione della malattia.
La chirurgia compromette l'erezione?
I nervi responsabili dell'erezione decorrono a stretto contatto con la prostata. Quando le caratteristiche della malattia lo consentono si esegue una tecnica che li preserva, ma non è sempre possibile: la priorità resta la radicalità oncologica. Il recupero, quando avviene, richiede mesi ed è favorito da un percorso riabilitativo.
Chirurgia o radioterapia?
In molte situazioni entrambe sono opzioni valide, con risultati oncologici comparabili ma effetti collaterali diversi e distribuiti nel tempo in modo differente. La scelta tiene conto dello stadio, dell'età, delle altre condizioni di salute e delle tue priorità: è una decisione che si prende insieme, spesso dopo una discussione collegiale del caso.
Hai ricevuto una diagnosi e vuoi un secondo parere?
Invia in anticipo referto istologico, risonanza ed esami: arriverai alla visita con il confronto già preparato.
A cura del Dott. Michele Colicchia, specialista in Urologia. Ultima revisione: .