Trattamento dell'ipertrofia prostatica

TPLA: ablazione laser transperineale della prostata

La TPLA è un trattamento mini-invasivo dell'ipertrofia prostatica: sottili fibre laser vengono inserite nella prostata attraverso la cute del perineo, sotto guida ecografica, e l'energia rilasciata riduce progressivamente il volume del tessuto che ostruisce il canale urinario.

Si esegue in anestesia locale e in day surgery. Non è l'alternativa universale alla chirurgia tradizionale, ma in situazioni selezionate offre un compromesso interessante tra efficacia e invasività.

In breve

  • Accesso Attraverso il perineo, guida ecografica
  • Anestesia Locale, con eventuale sedazione
  • Regime Day surgery
  • Eiaculazione Conservata nella grande maggioranza dei casi
  • Risultato Graduale, nell'arco di alcune settimane

Come funziona

Sotto guida ecografica transrettale, una o più fibre ottiche sottilissime vengono posizionate all'interno dell'adenoma prostatico passando dalla cute del perineo, la regione tra scroto e ano. Non c'è alcuna incisione: le fibre entrano attraverso un semplice foro d'ago.

L'energia luminosa rilasciata dal laser produce nel tessuto circostante una necrosi coagulativa controllata, delimitata alla zona trattata. Nelle settimane successive l'organismo riassorbe quel tessuto: il volume dell'adenoma si riduce e il canale urinario si libera progressivamente.

È una logica diversa da quella della chirurgia endoscopica: qui il tessuto non viene asportato, ma reso non vitale e lasciato riassorbire.

Le fasi della TPLA
Schema esplicativo. Le fasi della TPLA: le fibre laser inserite dal perineo sotto guida ecografica, l'ablazione del tessuto e la progressiva decompressione del canale. Tocca l'immagine per ingrandirla. Le illustrazioni sono semplificate a scopo divulgativo e non rappresentano immagini cliniche reali.

A chi può essere proposta

  • a chi presenta sintomi da ipertrofia prostatica non più controllati dai farmaci, con volumi prostatici adeguati alla tecnica;
  • a chi attribuisce particolare importanza alla conservazione dell'eiaculazione;
  • a pazienti fragili, con importanti patologie associate o controindicazioni all'anestesia generale;
  • a chi assume terapie anticoagulanti, valutando caso per caso;
  • a chi preferisce un trattamento in day surgery, con ripresa rapida delle attività.

I limiti, detti chiaramente

Ogni tecnica ha un prezzo, e su questa è importante essere espliciti prima e non dopo:

  • la disostruzione è meno marcata rispetto a quella ottenuta con l'enucleazione endoscopica: il miglioramento c'è, ma in genere non raggiunge quello della HoLEP;
  • non si ottiene tessuto per l'esame istologico: viene a mancare quella possibilità di riscontro occasionale di un tumore prostatico che la chirurgia asportativa offre;
  • il risultato è graduale, non immediato, perché dipende dal riassorbimento del tessuto trattato;
  • in una parte dei pazienti può rendersi necessario un ulteriore trattamento nel tempo;
  • la selezione è determinante: volumi molto elevati o conformazioni particolari della ghiandola rendono preferibili altre tecniche.

TPLA o HoLEP?

Non è una gara tra tecniche, ma una scelta tra priorità diverse.

La HoLEP rimuove l'adenoma nella sua interezza: offre la disostruzione più completa e duratura, fornisce tessuto per l'istologia, e ha una bassa probabilità di dover essere ripetuta. In cambio richiede anestesia generale o spinale, un catetere per uno o due giorni e comporta molto spesso l'eiaculazione retrograda.

La TPLA chiede molto meno al paziente in termini di invasività e conserva l'eiaculazione, ma dà un risultato funzionale mediamente inferiore e non consente l'esame del tessuto.

La decisione nasce dalla valutazione: volume della prostata, entità dell'ostruzione misurata con l'uroflussometria e il residuo, condizioni generali, terapie in corso e — non ultimo — quali conseguenze sei disposto ad accettare e quali no.

Questa pagina ha finalità informativa e non sostituisce la visita medica. L'indicazione viene formulata dopo una valutazione clinica individuale.

Domande frequenti

TPLA: le domande più frequenti

La TPLA sostituisce la HoLEP?

No, sono due interventi con obiettivi diversi. La HoLEP rimuove completamente l'adenoma e offre la disostruzione più efficace e duratura; la TPLA riduce il volume della porzione trattata in modo meno invasivo, ed è indicata in situazioni selezionate. La scelta dipende dal volume prostatico, dai sintomi, dalle condizioni generali e dalle priorità del paziente.

È vero che preserva l'eiaculazione?

È uno dei motivi principali per cui viene scelta: la tecnica non agisce sul collo vescicale, e la probabilità di conservare l'eiaculazione anterograda è alta. È un aspetto che conta molto per i pazienti più giovani o con desiderio di paternità.

Che anestesia richiede?

Si esegue in anestesia locale, spesso associata a una sedazione leggera, in regime di day surgery. È una delle ragioni per cui viene presa in considerazione nei pazienti fragili o con controindicazioni all'anestesia generale.

Quando si vedono i risultati?

Il tessuto trattato viene riassorbito progressivamente dall'organismo: il miglioramento è graduale e si completa nell'arco di alcune settimane, a differenza della chirurgia disostruttiva dove è pressoché immediato.

Ci sono limiti da conoscere?

Sì, e vanno detti prima. La TPLA non fornisce tessuto per l'esame istologico, quindi non permette il riscontro occasionale di un tumore. Il grado di disostruzione ottenibile è inferiore a quello della chirurgia endoscopica, e in una parte dei pazienti può rendersi necessario un trattamento successivo. È adatta a casi selezionati, non a tutti.

Quale tecnica è giusta per te?

Lo dice la valutazione: volume della prostata, uroflussometria e residuo, non una ricerca in rete.

A cura del Dott. Michele Colicchia, specialista in Urologia. Ultima revisione: .